19 Luglio 2004, la Decima ha appena
finito di dare mostra di sé nell’ormai familiare autodromo toscano del
Mugello, che già da qualche anno assiste, compassionevole, alle nostre
scaramucce velocistiche.
Questa volta, stante l’amore che nutro
per la suddetta pista, così come la vacanziera usa portarsi appresso, al suo
rientro in città, in un barattolo, un po’ di quella bianchissima sabbia su
cui ha trascorso gli ultimi momenti felici, anch’io faccio altrettanto,
riportando nella pancia della mia fedele ZX10R qualche decina di chili di
quella enorme ghiaiona che si trova, pittorescamente, nelle vie di fuga del
Mugello, ed in particolare alle Bucine. Ahimé, nel mio caso, il gesto è del
tutto involontario, e l’escursione “fuoristradistica” si conclude, mio
malgrado, con tanto di volaccio sulla spalla destra, “offendendo” la funerea
carena della Ninja (il tutto ripreso in diretta dalla on-board camera… eh,
questa moda dei reality show).
Ma queste sono cose che sappiamo già
(vedi report), adesso, moto già sul carrello, ci si appresta a rientrare.
Salutato il grosso del gruppo, il
sottoscritto, lo zio, Fabius e Sasà facciamo una piccola sosta in Scarperia
per un breve ristoro.
Ci si deve organizzare per il rientro a
Milano mio e di Sasà, mentre lo Zio e Fabius devono fare rotta verso Imola,
dove hanno in programma di partecipare alla “prestigiosa”
Ducati Racing School”, la versione più “avanzata” dei corsi di
pilotaggio organizzati dalla casa di Borgo Panigale.
La fase organizzativa è, come spesso
avviene, quasi al di sopra delle nostre capacità… Chi deve portare la Volvo
con carrello e moto a Milano? A Sasà sarà accordato il permesso di guidare
la Nissan 4WD Turbo 4x4=16 di Fabius? la macchina di zio Pariset avrà le
tendine parasole??? Mentre questi dubbi ci attanagliano, ed io mi appresto
a mettermi in marcia, il Fabius riceve una telefonata che lo chiama ad altri
impegni…
Ed ecco che, come al solito, nei
momenti difficili, lo spirito eroico si mette in mostra! Con immediata
decisione e sprezzo del pericolo, mi offro di sostituire il fratellone per
la missione DRS, e prima che cambi idea e ci ripensi, getto il cuore oltre
l’ostacolo, mi fiondo sulla macchina dello Zio (sarà il caso di ricordare,
ogni tanto, che “Zio” è solo un soprannome?), e partiamo per l’avventura…
Dopo la faticata appena trascorsa
(abbiamo girato tutto il giorno con “pista aperta” al Mugello), non vediamo
l’ora di arrivare al nostro alberghetto di Imola, giusto a pochi passi
dall’autodromo, per una sana doccia, la mangiata finale e quindi a nanna…
Ma due “pericoli” si frappongono fra
noi ed il meritato riposo.
Il primo affondo viene portato da
Marika, la concubina ufficiale di Paolo, che ci deve raggiungere ad Imola
per partecipare alla Women Riding School (i corsi Ducati, conosciuti nel
complesso come Ducati Riding Experience – DRE, si suddividono in Women
Riding School, Women Advanced Riding School, Ducati Advanced Riding School e
Ducati Racing School), partendo da Bologna… Dobbiamo andarla a prendere?
Viene in treno? Boh! Non si riesce a capire.

La seconda e ben peggiore circostanza è
la scelta dell’itinerario.
Dal Mugello ad Imola corrono quasi
120km di autostrada, perché non “abbreviare” tagliando per i passi della
statale? Pessima decisione! Ci imbarchiamo in un itinerario che, fra
tornanti, salite discese e quant’altro ci impegna per quasi tre ore!
Volendo proprio trovare l’aspetto positivo diciamo che si tratta di una
strada panoramica molto lunga e piacevole… se affrontata in moto!!!

In ogni caso alla fine giungiamo a
destinazione, e dobbiamo anche ringraziare il cielo visti gli ultimi venti
chilometri in riserva senza l’ombra di un benzinaio.
Intanto ci arrivano buone notizie anche
dal fronte Marika, visto che passa a prenderla il fratello, Stefano, che
viene da Milano, per partecipare, anche lui, alla DRS…
Come nostro solito ci accomodiamo in un
localino ben conosciuto dallo zio, dove facciamo una magnata pantagruelica a
base di pesce, ma le portate sono così tante che non riusciamo proprio ad
arrivare alla fine! Per fortuna ci raggiungono Marika & brother e ci danno
assistenza con gli ultimi 15/20 piatti…
Grazie a questa “zavorrata” il sonno
non tarderà ad arrivare, anche perché l’indomani bisogna essere "ready for
combat" già alle 8:00 a.m.

Arriviamo all’autodromo Dino ed Enzo
Ferrari in ritardo, come nostro solito, e subito possiamo ammirare, devo dirlo,
la perfetta macchina organizzativa messa in piedi da Ducati.
Già all’entrata ci accolgono spuntando
i nostri nomi, quindi veniamo indirizzati ai banconi dove si compilano gli
scarichi di responsabilità, suddivisi per lettere alfabetiche. Ma in ogni
caso non c’è certo coda, visto che siamo gli ultimi. Di corsa a cambiarsi
negli spogliatoi dell’autodromo e poi tutti in sala briefing.

Qui facciamo conoscenza con
l’eccellente staff di istruttori Ducati, fra i quali cito a mero titolo
esemplificativo il coordinatore, il simpaticissimo (e velocissimo) Dario
Marchetti, ed il mitico Marco Lucchinelli, oltre che “matitaccia” ed un po’
di ragazze (che non guastano mai). Come d’uso si svolge la parte
“preliminare”, vale a dire la componente teorica con tanto di lucidi, video
ed animazioni, e la presentazione della pista, da me già “assaggiata”
brevemente al Kawasaky Day.

Lo zio Pariset saluta familiarmente
tutti gli istruttori, non posso dire che abbia frequentato tutte le edizioni
DRS ma, in qualità di “uomo che da vent’anni ha frequentato tutti i corsi di
pilotaggio d’Italia”, poco ci manca (o forse sarebbe meglio dire che sono
loro a salutare lui?).
Io sono già in fibrillazione. Non vedo
l’ora di saggiare le doti della mitica 999. E poi un sorrisetto malizioso
continua a stamparsi sul mio viso ogni volta che penso che, per la prima
volta, se cado e sfascio la moto non dovrò pagare !!!
L’organizzazione fa un annuncio
inatteso. Si tratta di una “sorta” di regalo allo staff. Per la prima volta
gli istruttori saranno dotati delle ultra performanti 999R, con tanto di
gomme Michelin Pilot Race 2, mentre noi “allievi” dobbiamo accontentarci
della 999 base con Pilot Power…

Non lo trovo giusto! Già siamo
nettamente più lenti così, se poi la 999R la date a LORO!!! Ma le mie
lamentele cadono nel vuoto.
Scendiamo in campo!!! Alla parola
d’ordine l’orda di assatanati si proietta verso le 999, ogni istruttore con
il suo gruppetto formato da 6/7 allievi, alternandosi alla guida delle rosse
(il che vuol dire che mentre metà dei partecipanti gira in pista, l’altra
metà “cazzeggia", pardon… fa teoria con l’istruttore competente). Le moto
invece non si fermano mai!
La giornata è ideale, senza una nuvola
in cielo, se non fosse per quei 20° già alle 9:00 del mattino che non
promettono nulla di buono…
E’ ora di partire. Mi sistemo su una
delle 999 assegnate al mio gruppetto, assieme allo zio Paolo, al fratello di
Marika ed agli altri. Grazie alla cabala babilonese, all’affiliazione alla
mafia cinese, alla massoneria, nonché a ripetuti tentativi di estorsione e
corruzione, sono riuscito a farci inserire, all’insaputa di Pariset, in uno
dei gruppetti più “veloci”, e instructor d’eccezione abbiamo il buon Mario
Lega, a suo tempo campione del mondo 250cc e svariate volte campione
italiano.
La 999 ha fianchi e serbatoio stretti
come una modella anoressica, sembra di stare su una bicicletta, in compenso
la posizione di guida è più allungata rispetto alla mia zx10r.
Provo i comandi e regolo la posizione
della leva del freno radiale. Giro la chiave d’accensione ed il bicilindrico
italico inizia a borbottare silenziosissimo. Già, le moto sono completamente
“codice”, nessuna concessione! Quindi la voce degli scarichi è molto, molto
più educata del “solito”.
Le vibrazione del bicilindrico sono
assolutamente trascurabili, soprattutto per la guida in pista, butto dentro
la prima e… si parte!!! Doppia eccitazione, poter calcare il circuito di
Imola, una delle piste più belle e complete, secondo il mio parere (forse
superata solo dal Mugello) e, finalmente, su una moto “gloriosa” come la
Ducati e “vincente” quale è la 999.
Mi accodo al gruppetto ed inizio a
saggiare le doti della ciclistica. Non c’è che dire, se anche pesa più di
una giapponese, in movimento non lo si avverte affatto. La posizione è
comoda. Accucciarsi sul serbatoio un piacere. Solo il motore non mi da
grandi sensazioni. Non c’è quella “botta” a cui sono abituato con i quattro
cilindri giapponesi, e manca di allungo, tanto che mi trovo ripetutamente a
“limitatore” senza neanche accorgermene. Devo decisamente abituarmi a
cambiare le marce molto prima (in termini di giri).
Si parte per il primo giro “lanciato”
ed alla Villeneuve già l’affronto troppo “allegro”, considerata anche la
scarsa dimestichezza con l’autodromo, ed allargo la esse direttamente sulla
sabbia! Riesco comunque a cavarmela velocemente, riguadagno l’asfalto e mi
congiungo al gruppetto, la cui andatura, dietro l’istruttore, è al momento
“modesta”… Mi faccio una auto-lavata di capa e quindi raffreddo per un
attimo i bollenti spiriti, perlomeno fintanto che non memorizzo le
traiettorie. Giro dopo giro prendo maggior confidenza con la moto e con la
pista. La 999 corre su un binario. Al momento mi sembra impossibile
scomporla. In frenata non accenna ad alzare la coda come la mia Kawasaki. In
accelerazione non impenna e non sbacchetta. In curva permette di stringere
tantissimo sul cordolo pur non essendo equipaggiata di gomme “race”… Non c’è
che dire, complimenti a mamma Ducati, anche se le scariche di adrenalina
della mia Ninjona sono insostituibili.

Ma è già ora di fermarsi. Del resto non
c’è di che preoccuparsi, visto che a fine giornata saremo entrati in pista
almeno per una decina di turni.
Il tempo di lasciare la moto al gruppo
con il quale ci alterniamo, e via per un breve de-briefing. L’ottimo Mario
ci ricorda le traiettorie, le marce da usare ed i punti di staccata, tutte
cose che ci ha platealmente mostrato in pista a volte addirittura
gesticolando.
Per i turni dopo, il programma prevede
guida dietro all’istruttore, guida davanti all’istruttore, guida sopra
l'istruttore (no quella no...) in modo da
poter seguire e studiarne i movimenti da vicino, all’inizio, e da poter
essere seguiti e corretti, successivamente.
Nel secondo turno, iniziato da un paio
di giri, sto seguendo Stefano, quando lo vedo arrivare in
discesa alla curva della Rivazza leggermente lungo. Il “tapino” pensa bene
di entrare i curva frenando (troppo) con l’anteriore, con il solo risultato
di riuscire ad essere il primo della giornata a sdraiare (ed in parte
distruggere) una 999, visto che la moto, dopo la scivolata, salta con gran fragore oltre il cordolo e
rimbalza sulla sabbia.
A fine turno arriva a piedi con l’aria
piuttosto “moscia”, ma del resto sono cose che capitano. Lui è alle prime
armi ed ha voluto un po’ esagerare.
Mi aspetto qualcosa che assomigli ad
una ramanzina da parte dello staff di Ducati, che invece, senza alcun
commento, si limita a tirar giù da uno dei bilici una 999 nuova fiammante da
assegnare al nostro amico. Incredibile! Puoi distruggergli una moto e non
si incazzano neanche! Fra l’altro il suo è solo il primo di una
buona
serie di scivoloni, anche se nel complesso la giornata si svolge
tranquillamente e senza alcun danno ai partecipanti. Ma l’atteggiamento della casa non cambia! Anzi uno
degli sfortunati, che ha avuto l’ardore di chiedere a se stesso (più che alla
moto) troppo, viene accolto da Marchetti con grandi risate, mostrandogli i “pezzi” di 999
raccolti dopo lo sfacelo!
Io invece non riesco né a ripetere
i miei soliti “lunghi”, né a fare centro nel mezzo proposito di
“sdraiare” una moto non mia (ricordate il sorrisetto iniziale).
Quando sono io a fare strada mi lancio
al meglio delle mie possibilità nel “vano” tentativo di seminare
l’istruttore. Guido come un forsennato! Mi sento Troy Bayliss in battaglia
per il mondiale con Texas Tornado Edwards, nessuno mi può stare davanti…
quando giusto un paio di tester che evidentemente hanno fretta di rientrare
ai box mi passano in staccata andando a frenare almeno 50mt dopo quello che
faccio io!!! Ed in più, alla sosta, mi devo anche raccogliere le
“strameritate” ramanzine di Lega che mi elenca tutti gli errori
di guida e di impostazione commessi (praticamente l’intero campionario).

Vabbé, poco male, comunque mi sono
divertito come un matto, e provo in ogni caso a fare “miei” i suggerimenti
ricevuti… Tutti tranne uno… “l’uso del freno posteriore questo sconosciuto”…
In effetti Lega mi invita ad usarlo,
non solo in staccata, ma anche in curva, quando serve, per rallentare e
stringere una traiettoria troppo larga. Prendo atto, coscienziosamente,
dell’esistenza sulla parte destra della moto di una levetta simile a quella
del cambio, che -si dice- comandi il freno a disco posteriore, ma da lì ad
imparare ad usarlo… Quelle poche volte che ci provo riesco quasi
esclusivamente a mettermi la ruota posteriore per cappello ed è tanto se
rimango in piedi… Magari fra altri quattro/cinque corsi…
Mano a mano che giriamo vengono fuori
le “individualità”.
Nel nostro gruppetto ci sono due missili, tanto che poi vengono “estrapolati” e vanno a
formare un gruppo a se stante con vocazione "racing" assieme al "master
instructor" Marchetti.
Poi ci sono io che me la cavicchio,
anche se Imola è ancora una terra tutta da scoprire, e via via gli altri,
con lo zio che fa un po’ fatica ad entrare in sintonia con la 999.
Ogni volta che in pista mi viene
segnalata la bandiera a scacchi e devo rientrare è come se mi facessero un
torto personale, ed a un certo punto, mentre sono davanti al gruppo,
approfitto della “distrazione” dei miei compagni per involarmi in
solitario. In effetti riesco a perdere il branco, e ne
approfitto per farmi una serie di giri tirati da solo, sverniciando un po’
di “apprendisti”.
Intanto si è fatto “tardi”, nel senso
che è ora della pausa, e veniamo portati tutti alla mensa dell’autodromo a
rimpizzarci. Ci raggiunge intanto Marika che ha fatto le sue evoluzioni
sulle Monster e Multistrada nel paddock, assieme alle altre ragazze, promossa
sul campo direttamente al corso "advanced". Beviamo caffé ed ammazzacaffé e
ci riposiamo nei locali allestiti nei box ammirando delle stupende 999r e
749r, mentre Stefano ci deve lasciare per impegni di lavoro.
Ma il tempo “stringe” e, per fortuna, è
già ora di riprendere l’attività. Mentre seguo l’istruttore, alla Tosa,
questo
sembra che freni di colpo ed a momenti me lo inc***lo, pardon, quasi
lo tampono. Non capisco bene cosa succeda, ma mi fa cenno di andare e quindi
mi godo un’altra serie di giri in solitaria. Solo alla fine del turno vengo a sapere
cosa è successo, sia Lega, sia altri tester hanno, chi prima e
chi dopo, spezzato la leva del cambio, montata di serie sulle 999r, a quanto
dicono, in maniera tale da arrivare a toccare l’asfalto nelle pieghe più
accentuate! Possibile che in una moto da 30.000.= euro praticamente da pista
possa succedere questa sciocchezza??? A quanto pare, dalle bestemmie che
tira Lucchinelli quando deve rientrare per lo stesso problema, sembra
proprio di sì. I turni vengono sospesi per qualche minuto, il tempo di
sistemare al meglio il cambio delle “R” e si ricomincia.
Provo, o almeno faccio del mio meglio
per farlo, ad applicare i suggerimenti. Il corpo un po’ più fuori, le ruote
su quella linea, frena un po’ più tardi, il freno di dietro… non quello
no!!! Quando una scodata in uscita di curva mi fa capire che il ritmo inizia
ad essere brillante e le gomme stradali danno qualche segno di cedimento.
Eccezionale invece il rendimento dell’impianto frenante che, nonostante la
canicola ed il “moto perpetuo” a cui le moto sono sottoposte, non accenna ad
accusare, neanche minimamente, problemi di fading.

Arrivo alla fine della giornata
completamente saziato dalla due giorni di pista e pienamente soddisfatto
dalla guidabilità della Ducatona. Se solo ci fosse una quindicina di
cavalli in più e costasse meno… (forse mi hanno sentito per la versione
2005???). La giornata ha termine con un lungo
debriefing generale in sala stampa. Matitaccia ne approfitta per
consegnare, fra gli applausi generali, ai più fortunati, un ritratto
personalizzato divertentissimo. Lo staff si accomiata invitando i
presenti a partecipare alle edizioni successive. Ed in effetti, nonostante il costo
salatissimo della giornata, l’organizzazione perfetta e la disponibilità
delle moto invogliano, fortemente, a ripetere l’esperienza. Magari con un
gruppetto “All star dreams” della Decima.
Hereticus