
La X ad
Adria 08-07-2002
§

Prologo
Il secondo appuntamento stagionale alla
pista di Adria http://www.adriaraceway.it/ risulta particolarmente
atteso per una serie importante di novità.
Innanzitutto Fabius fa debuttare il suo
nuovo destriero, la Honda Fireblade 954RR 2002, in sostituzione del CBR
600 Sport, sempre in colorazione rosso/nera. In secondo
luogo "Fabio - Cavallo Pazzo - Comin" porta al debutto la sua fiammante
Suzuki GSX-R 750 modello 2002, con la quale ha sostituito il precedente
SRAD 750.
Dal canto suo il sottoscritto deve
sperimentare una modifica al proprio GSX-R 1000 di non secondaria
importanza, vale a dire la sostituzione dell'impianto frenante di serie
con un kit racing Beringer (pinze a sei pistoncini e sei pastiglie
separate) più pompa radiale Brembo.
Della spedizione fa parte anche
"Luchino", su Honda VTR 1000 SP1, il quale fa anche gli onori di casa,
in tutti i sensi... infatti stavolta il pernottamento è previsto vicino
ad Adria in una casa
di campagna della sua famiglia.
Assenti invece gli altri pezzi forti del
gruppo, "Uccio Dominik" e "Lo Zio/Maestro/Pariset" per vari motivi...
peccato .
La pista la conosciamo già, avendola sperimentata nel mese di Maggio,
uniche incognite quindi la tenuta del tempo ed il comportamento dei
nuovi mezzi.
La mattina della partenza ci troviamo
tutti a Monza, a vedere il campionato del mondo World Series e Formula
Renault 2000.
Poco prima di salutarci, Tiziana,
l'avvenente consorte di Dominik, mi lascia con questa battuta: "...ma
questa moto [il GSX-R 1000], non l'hai ancora distrutta?"
Dopo avere esaurito tutti i riti
scaramantici ed allontana iella conosciuti, comprese toccate varie,
corna e quant'altro, mi avvio verso la moto con un cupo presagio che mi
ronza in testa...
La Partenza
La partenza è fissata come di consueto
per la Domenica del giorno precedente. Il programma
prevede l'arrivo a casa del Luchino in prima serata, tempo stimato
circa un paio di ore, comunque prima che cali il sole, visto anche il
largo uso che tutti facciamo di visiere scure e colorate.
All'ora prevista arrivo regolarmente nel
luogo concordato e, dopo un paio di minuti, giunge anche Comin.
Aspettiamo con calma Fabius e Luchino che, partiti assieme da Milano,
dovrebbero arrivare con il canonico ritardo che contraddistingue
soprattutto il primo.Dopo una decina di minuti squilla il mio cellulare.
E' Fabius che, in preda ad un ad un
evidente stato di agitazione, ci avverte che è rimasto appiedato sulla
tangenziale MI-NORD per colpa del Luchino.
Il concetto di colpa di Fabius è alquanto
personale, in quanto in realtà è rimasto senza benzina... Il
Luchino, non accorgendosene, ha proseguito dritto lasciandolo in
difficoltà... Prima di organizzare la Rescue Force
aspettiamo quest'ultimo, visto che non risponde al telefono (essendo
ovviamente in sella), per informarlo sugli eventi.
Nei seguenti venti minuti di attesa Fabius ci chiama almeno quindici
volte sempre più alterato .
Al giungere del nostro amico "SP1 munito",
parte la missione S&R (Search & Rescue) capitanata dal
sottoscritto avallato da Comin. Compriamo dal
benzinaio una tanica in plastica, e con la benzina imbocchiamo
l'autostrada per fare dietro front alla prima uscita e tornare verso
Milano.
Una volta invertita la marcia... mi perdo
Comin !!! Inizio ad attendere sempre di più ma non lo vedo arrivare...
Non avrà mica finito la benzina anche
lui? Fra l'altro la benzina l'ho io... Decido di entrare alla
prima area di servizio per chiamarlo sul cellulare.
Non appena mi fermo lo vedo tuttavia entrare nella medesima
stazione. Appena il tempo per chiedergli lumi, quando mi
accorgo che ha la gomma posteriore completamente a terra !!!
ll danno appare piuttosto
complicato. Un lungo pezzo di ferro, piuttosto contorto, è
penetrato nel posteriore e quasi non sporge. Non c'è alcun
verso di tirarlo fuori, quindi alla fine prendiamo la decisione di
conficcarlo ancora di più nel SuperCorsa in modo che sia a filo con la
gomma.
Fortunatamente presso lo shopping del
distributore di benzina vendono le famose bombolette schiumogene tappa
buchi.
Ne scarichiamo una nel posteriore del GSX-R di Comin ma la schiuma esce
dal buco e la gomma non ne vuole sapere di gonfiarsi.
Io gli suggerisco, una volta immesso il
prodotto, di girare con la moto nell'area di servizio in modo da
distribuire la schiuma su tutto il pneumatico, ma Comin non ci sente,
visto che il danno è troppo consistente decide di tornare lemme lemme a
casa. Scarica così una seconda bomboletta nel gommone e
parte a passo d'uomo.
Nel frattempo è passata più di un'ora ed
il mio telefono è diventato rovente dal numero di chiamate ricevute da
Fabius.
Riparto ingrugnito per vedere di
recuperare almeno lui e, nel giro di una ventina di minuti, lo
individuo fermo sulla tangenziale, ovviamente in direzione opposta alla
mia. Per raggiungerlo percorro anche un pezzo di
strada alla "spagnola" (=contromano) e, finalmente, alle 19.30 circa,
gli recapito la benzina.
Una volta "fatto il pieno", gli dico di
muoversi per tornare a Dalmine, dove, spero, almeno Luchino dovrebbe
essere ancora in nostra attesa. Ma non è possibile...
perché... il "gigione" oltre al sottoscritto ha chiamato per soccorso
anche il papà (che stava arrivando), i carabinieri, la polizia, la
guardia nazionale e chissà chi altro...
In ogni caso gli dico di telefonare a nostro padre e dirgli che può
tornare indietro, visto che ormai la situazione si è
risolta. Ma ancora una volta la risposta è un No... perché,
visto che c'era, gli ha anche chiesto di portargli un pigiama che
l'aveva scordato... Senza parole riparto alla volta di
Dalmine per vedere se il Luchino è ancora lì, quando arrivo,
fortunatamente c'è.
Mi chiede notizie di mio fratello e, per
pudore, gli dico semplicemente che sarebbe arrivato a breve (senza
spiegare i reali motivi dell'ulteriore attesa) quindi inizio una serie
di imprecazioni per l'andamento della giornata.
Ad un certo punto vedo Comin che arriva a
Dalmine !!!
Ma come cavolo avrà fatto che l'ho
lasciato mentre andava a casa con la gomma floscia???
Sceso da cavallo ci racconta che quando
era ormai quasi arrivato, si è accorto che la ruota non perdeva più.
In altre parole, girando, la schiuma
aveva fatto effetto appiccicandosi alla gomma su tutta la sua
superficie interna e tappando il foro, così come deve essere e così
come gli avevo suggerito io, pur ignorato.
Quindi aveva fatto rigonfiare la ruota ed era ripartito per
raggiungerci !!!
Dopo qualche
minuto arriva anche mio fratello e, finalmente, la giornata sembra
mettersi per il verso giusto.
"Giornata" è un termine improprio,
visto che sono oramai le 20:30, cioè circa tre ore di ritardo rispetto
all'orario programmato di partenza. Abbiamo ancora non più di un'ora di
luce (se va bene) e dotati come siamo di visiere scure "alla moda",
decidiamo di tenere un passo particolarmente veloce per recuperare, in
parte, il tempo perduto... In questo dovremmo essere
favoriti anche dal fatto che Fabius adesso è su una mille (954cc per
l'esattezza) e non con il precedente CBR600 con il quale, diceva,
faticava a tenerci dietro...
Poiché l'autostrada, vista anche l'ora
avanzata, si è quasi completamente liberata, "ci diamo del gas" e
partiamo a razzo.
Comin guida il gruppo, seguo io, poi
Fabius e, "dulcis in fundo" Luchino. L'andatura dapprima è
quasi normale (alias 170-180 km/h), poi Comin, come spesso accade (e
motivo anche del suo soprannome "Cavallo pazzo"), come punto da una
vespa, accelera bruscamente lasciando una fiammata
sull'asfalto come un dragster.
Ovviamente non posso permettere che il
suo GSX-R 750 lasci indietro il mio millone, e quindi con violenta
torsione del polso destro, lo raggiungo a circa 270km/h indicati per
superarlo in scioltezza e distanziarlo mentre il mio tachimetro
oltrepassa quota 280. Poi vedendo che lo
seminavo e, soprattutto, vendendo all'interno dell'effetto tunnel
alcune macchine che si profilavano all'orizzonte, decido di moderare
l'andatura abbandonando la velocità warp.
Il tempo di aspettare che gli altri si
ricongiungano, Cavallo Pazzo prima, Luchino poi, per accorgerci che
Fabius è nettamente attardato all'orizzonte. Non è
possibile che la sua Superbike non regga il passo delle nostre
Suzuki e, soprattutto, della Honda ? Quando ci
raggiunge, con evidenti gesti, ci segnala di essere in difficoltà per
la quasi totale esposizione della sua imponente mole all'aria, complice
anche la carenatura assurdamente rastremata della Fireblade 2002 e la presenza della borsa da
serbatoio.
La volete la moto all'ultima moda?
Pedalate... e poi veniteci a raccontare che la GSX-R non è bella solo
perché non è tutta appuntita, spigolosa e mignon come Honda e
Yamaha. Sarà ma dietro la sua carenatura ci si copre
bene, forse superata solo dalla RSV, in quanto a protezione
aerodinamica...
Ci rassegniamo quindi a proseguire a
velocità quasi normale (come sopra), e arriviamo allo svincolo
dell'autostrada.
Qui Comin, impietosito, offre lo scambio
della borsa da serbatoio a Fabius, visto che la sua è nettamente più
piccola e permette al "bestione" di accucciarsi un po' di più in
carenatura. Proseguiamo nella tratta statale che porta ad Adria in
condizioni di "volo strumentale", visto il calare delle tenebre.
Poco prima di finire, questa volta tutti,
la benzina, troviamo un distributore self-service che ci permette di
giungere a casa del Luchino in tarda ora (dopo le dieci di sera) ma
"incolumi".Il tempo per sistemare le moto nel giardino dell'abitazione
(Luchino non trova infatti le chiavi della porta del box), via le tute
in pelle, e ci fiondiamo nella più esagerata vita notturna alla ricerca
di cibo. A dire la verità di vita non se ne vede manco l'ombra, in effetti, lo
sperduto paesino del Polesine dove siamo, a circa una trentina di km da
Adria, appare deserto e tutto è chiuso. Comunque, dopo una paio di km
di escursione podistica, arriviamo ad una simpatica pizzeria, forse
l'unica del luogo, realizzata, in parte, in un antico vagone
ferroviario, e possiamo finalmente rifocillarci. Ritornati a casa ci
accomodiamo, abbastanza distrutti, nei rispettivi letti, vale a dire:
-
Luchino, mega lettone
matrimoniale in stanza dalle imponenti dimensioni;
-
Hereticus, Fabius e "Crazy Horse"
in una stanzetta con tre giacigli degni dei lettini della Barbie
e con molle talmente morbide da fare assumere alla branda l'aspetto di
un amaca.
A tanta comodità si aggiunge la presenza
di qualche zanzara indisponente e, soprattutto, l'inizio delle consuete
discussioni ad alta voce di Comin mentre in fase onirica...
Sarà una lunga notte... 
Il giorno dell'evento...
La mattina ci svegliamo di buon ora (non molto riposati), le moto ci
aspettano posteggiate in giardino, bagnate di rugiada (che scena
bucolica! ) Salgo per primo sulla cavalcatura ed aspetto che arrivino
gli altri. Il Luchino afferra la sua moto e fa per spostarla, ma perde
l'equilibrio e la moto gli casca con gran fragore... addosso alla mia
!!!
Per fortuna essendo già a "cavallo"
riesco a tenerla in equilibrio ed evito il peggio, cioè una sorta di
domino con tutte e quattro le moto a terra. Tuttavia la botta è stata
piuttosto violenta, fra l'altro ho sentito un forte rumore metallico
provenire dalla mia ruota anteriore, proprio all'altezza del
costosissimo impianto Beringer.
Piuttosto preoccupato, dopo avere
aiutato Luchino a tirar su l'Honda, mi accingo a fare la lista dei
danni. L'impianto frenante sembra a posto, i delicati dischi in
ghisa e le pinze in ergal sono salve! Evidentemente mi è andata
benissimo, probabilmente la botta è stata interamente a carico del
piede della forcella...
Meno bene per la SP-1, che esce
dall'infortunio con una evidente e profonda bozzatura sul bel serbatoio
rosso/nero.
Il danno provocherà al Luchino la perdita
del buon umore per tutta la giornata (e anche più...), soprattutto
viste anche le modalità dell'accaduto Inizio a fare alcune
considerazioni. La partenza è stata caratterizzata dall'augurio di
Tiziana che continua a tornarmi in mente, "...ma questa moto, non
l'hai ancora distrutta?"; dopo la gufata, con un crescendo di
gravità:
- mio fratello ha finito la benzina in
tangenziale;
- Comin ha raccolto un ferraccio
incredibile bucando il posteriore;
- Luchino ha ammaccato malamente la moto.
Sono l'unico ancora "incolume", per ora,
cosa mi riserverà il destino? Inizio ad avere seri timori per me e per
la mia creatura, tanto più che è ancora "vergine" con tanto di carene
nuove di zecca...
Respingo timori e paure e, al grido di
"boia chi molla", raggiungiamo la pista.
In Pista
Quando arriviamo al paddock abbiamo la
fortuna di constatare che è quasi deserto, in altre parole... il
circuito è tutto per noi (o quasi)! Diamo inizio alle "danze"
entrando in pista tutti assieme e, come di consueto, ci dividiamo in
gruppetti.
Io inizio a seguire il Luchino mentre
Fabius e Comin prendono confidenza con le loro nuove creature.Stavolta
prendo subito il suo passo, visto che il circuito l'ho già provato la
volta precedente, ed inizio a studiarlo.
Mi rendo conto immediatamente
dell'efficacia del nuovo impianto frenante. Alle
staccate, non ho alcun problema e, anzi, dopo alcuni giri, verifico che
posso tranquillamente tirare la frenata ben oltre il punto scelto da
Luchino. Quindi lo infilo con relativa tranquillità.
Adesso ho in mano una moto tremendamente
efficace, sia per l'eccezionale motore, sia per l'impianto frenante da
Superbike. Unico limite... il pilota !!!
Dopo un po' ho staccato Luchino e non lo
vedo più, vado avanti da solo per un'altra decina di minuti, poi decido
di fermarmi a riposarmi un po'. Nonostante la giornata
soleggiata e caldissima, ed il passo sicuramente superiore alla volta
precedente, non ho accusato alcun problema di fading.
Semmai ad andare un po' in crisi è la ciclistica, regolata com'è di
serie. La forcella, penso, andrebbe un po' frenata in
compressione per diminuire il trasferimento di carico in staccata.
Tornati all'ombra del paddock
coperto, ci rinfreschiamo e ricompattiamo il gruppetto.
Fra l'altro, incontriamo un compagno
d'avventura, "il Lungo", che aveva esordito con noi in pista un anno
prima in una tetra e piovosa giornata a Lombardore. Allora
aveva una Hornet, come mio fratello, adesso... tutti e due la Fireblade
!
La gente è così poca che possiamo
permetterci di fermarci e rientrare a piacimento, senza alcun turno e
senza alcuna coda... E' una buona cosa girare il Lunedì, anche se si
perde un giorno di ferie.
Quando
rientro mi accodo a mio fratello per vedere come se la cava con la
nuova e più prestante cilindrata. Lo "zio", Pariset, era stato
foriero di insormontabili difficoltà, vista la differenza in termini di
potenza rispetto al CBR 600. In realtà vedo dai primi giri
che Fabius non ha alcun problema. Guida la moto come faceva
con il seicento, con il suo stile un po' scoordinato, comunque
buttandola giù sempre parecchio fino a limare le pedane.
La potenza del motore Honda 954cc si fa
invece sentire in uscita di curva, con qualche scodata.
In breve ci ingarelliamo e facciamo a chi
tira la staccata di più, con il coltello fra i denti... Ma
stavolta il buon Fabius deve fare i conti con il kit
Beringer... Mentre la volta precedente, dopo alcuni giri,
in frenata iniziavano ad infilarmi tutti, stavolta non c'è gara.
Senza scomporre la moto, dopo avere
frenato le idrauliche con alcuni click, riesco agevolmente ad essere
più efficace e ad infilarmi. Ed a nulla valgono le
funamboliche doti di Fabius, che frena con tanta violenza da fare
sovente gli ultimi metri con il posteriore in aria che sbandiera...
Poi, in uscita di curva, è il quattro cilindri Suzuki a fare il resto,
decisamente superiore al motore Honda.
Continuiamo la battaglia per non so
quanto, finché la stanchezza non ha il sopravvento. Questo
è il momento più pericoloso, perché ci si sposta meno sulla moto e le
reazioni sono più lente, mentre l'adrenalina della garetta incita
comunque a non chiudere il polso destro.
Quando all'uscita dell'ultima curva, per
riacciuffare Fabius, disegno un virgolone di gomma sull'asfalto (cosa
per me assolutamente inusuale), rischiando di andare a gambe all'aria,
il mio mono-neurone decide di ricollegarsi e guadagno l'uscita dei box,
seguito dagli altri.
Abbiamo già fatto fuori un pieno intero,
quindi dobbiamo rifornire noi (di acqua) e le moto (di benza).
Ci scambiamo le rispettive impressioni, mentre il
Luchino alza bandiera bianca, visto che ha finito la gomma
posteriore.
Dopo la sosta, decidiamo di scambiarci i
mezzi, cosa che, ovviamente, ci obbligherà ad una guida più prudente ed
accorta.
Intanto, siamo già a metà mattinata, i
box iniziano ad animarsi, ed arrivano un po' di moto, comunque, in
assoluto, si tratta di poca gente piuttosto tranquilla.
Salito sulla 954RR rimango abbastanza
sconcertato dalla posizione di guida. Mentre infatti
ho "cucito" quella della Suzuki sulla base delle mie personali
aspettative, grazie anche a semi-manubri e pedane racing "after
market" (tanto che la posizione è praticamente uguale a quella che
avevo sulla RSV), l'Honda ha manubri rialzati, decisamente meno
corsaioli, un serbatoio cortissimo, pedane più basse. Il risultato è
che sono in sella con il busto nettamente più eretto, quasi a ridosso
del faro anteriore, e con una carenatura ed un cupolino striminziti che
non riparano nulla. Nel complesso si tratta
sicuramente di una seduta più comoda rispetto a quella a cui sono
abituato, ma meno dedicata alla pista.
Facciamo i primi giri con prudenza per
riscaldare le gomme e acquisire un po' di feeling, quindi, con
giudizio, iniziamo ad accelerare il passo.
L'Honda si rivela estremamente
maneggevole, da l'impressione di essere più leggera della Suzuki, ed è rapidissima nei cambi di direzione.
L'impianto frenante è, già di serie, a livelli di
eccellenza. Secondo me il migliore fra la produzione
standard. Gli enormi dischi da ben 330 si comportano
benissimo in quanto a resistenza e potenza.
Qualche appunto può invece essere mosso
alla ciclistica, visto che le impostazioni di serie di forcella e mono
sono forse un po' troppo turistiche, e per l'utilizzo racing
necessitano sicuramente una qualche regolata.
L'aspetto che mi lascia però più
perplesso è il motore. Non ha l'allungo in alto della
GSX-R, né la potenza, ed ai bassi è brusco e nervoso. Tutto ciò
si traduce, per quanto mi riguarda, in una maggiore attenzione da
dedicare all'apertura della manetta. Mentre infatti
la mia moto ha un comportamento progressivo ed omogeneo, l'Honda
strappa in basso quasi come un bicilindrico. Secondo
me ci sarebbe da lavorare sulla mappatura della centralina.
Comunque l'impressione che si ricava è di avere fra le mani un mezzo
nervoso ed aggressivo.
Dopo un altra abbondante dose di giri,
rientriamo ai box per il solito pit-stop per mezzi e piloti.
Stavolta tocca a Comin cedermi la
moto. Ma considerato che il suo GSX-R è praticamente
identico al mio (a parte pedane e manubri) il feeling è subito
migliore.
Certo, sapere che stai girando in pista con un ferro conficcato
nel posteriore non è certo la soluzione migliore per infondere
fiducia e tranquillità, ma, in ogni caso, visto che Comin ha già fatto
fuori un pieno senza problemi, non dovrei averne (spero) neanche
io.
Il motore della sua Suzuki 750 ha grinta
da vendere. In alto la differenza di potenza, almeno in una pista come
Adria, non è molto apprezzabile. Ai bassi invece si avverte la coppia
più contenuta. Soprattutto manca quell'inesauribile
spinta ed elasticità del mille, che ti tira fuori da ogni situazione e,
in particolare, ti aiuta quando affronti le curve con una marcia un po'
troppo lunga. La frenata non è all'altezza dell'Honda e, secondo me,
rimane il punto debole della moto.
Verso la fine del turno, mentre sono
dietro a Comin (lui sulla mia moto), alla prima curva dopo il
rettilineo di partenza, uno sciagurato su una 250 racing
decide di fargli un'entrata che più che assassina è
suicida... La traiettoria che imposta infatti è
visibilmente in rotta di collisione con quella del mio amico, direzione
fiancata sinistra!
Mi tornano ancora in mente le parole di
Tiziana "...ma questa moto, non l'hai ancora distrutta?" e penso
"...ecco, ci siamo". Sono già pronto ad andare
ad afferrare l'irresponsabile, per staccargli il casco dal collo, senza
averlo slacciato prima, quando vedo che all'ultimo secondo prima del
botto, Fabio tira su di colpo la mia Suzuki e va largo, evitando
l'impatto! Per fortuna, con la coda dell'occhio, ha visto
arrivare il disgraziato e si è scansato. Devo anche ringraziare
le vie di fuga di Adria in asfalto, che permettono di allargare ed
uscire di pista senza alcun danno.
Decidiamo di rientrare e, in un primo
momento, pensiamo di aspettare il cretinetto per una lezioncina di
bon-ton. Poi però, scemata l'adrenalina, ed essendo comunque andato
tutto per il meglio, lasciamo perdere, tanto più che quando esce ci
rendiamo conto che si tratta di un ragazzino lì con la famiglia.
La mattinata è finita, assieme al secondo pieno, e siamo
esausti. Abbiamo girato tantissimo a nostro
piacimento. Soprattutto la pista non ci ha regalato scherzi
sinistri, e le carene delle nostre moto sono ancora intonse (il
serbatoio della SP-1 un po' meno). Rimane tuttavia
pur sempre il viaggio di ritorno, prima di poter cantare vittoria.
Vista anche la stanchezza, ci
ripromettiamo, stavolta, di mantenere un'andatura più prudente...
proponimento che come al solito non rispetteremo. Nuovamente assisto
alla cerimonia dello scambio delle borse fra i due Fabii (Fabius e
Comin), e poi via in carenatura fino a Milano!Alla fine del
divertimento, come al solito, rimpiangiamo il fatto di non avere né
carrello né furgone, e pensiamo di provvedere per l'uscita successiva
(anche questo proposito poi slitta sempre di volta in volta).Solo una
volta arrivato a casa, tolta la chiave dal cruscotto e riposta la moto
sui cavalletti, posso finalmente rilassarmi.
Sono incolume, io e la
moto. Unica perdita, si fa per dire, il mio
SuperCorsa SC3 posteriore, che dopo 3000km e due giornate in pista si è
arreso.
Tornando a casa, fra me e me, penso: "...
vuoi vedere che Tiziana mi porta bene? " .
Arrivederci al Mugello
!
Hereticus
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